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Arte e cultura

Giovannino Guareschi, 1955

Giovannino Guareschi, 1955

€ 54,00

GIOVANNINO GUARESCHI, 1955 (Agenzia Farabola). Fotografia stampata dal negativo originale, in bianco e nero, su carta glicée fineart Hahnemüle Baryta Satin 300 gr. Edizione limitata e numerata con certificato di autenticità. RONCOLE DI BUSSETO (PARMA), 4 LUGLIO 1955. Giovannino Guareschi dopo la scarcerazione. Lo scrittore è stato rinchiuso per 409 giorni nel carcere di Parma e ha appena fatto ritorno nella sua abitazione, a Roncole di Busseto.  L’arresto è dovuto allo scontro con Alcide De Gasperi, prima verbale dalle colonne del Candido, in seguito ad alcune scelte strategiche del leader democristiano che puntava ad aprire a sinistra, poi a colpi di documenti in tribunale per diffamazione a mezzo stampa. Il 24 e il 31 gennaio 1954 sul settimanale diretto da Guareschi vennero pubblicate due lettere risalenti a dieci anni prima, in piena Seconda guerra mondiale, e firmate da De Gasperi, che ai tempi aveva trovato rifugio in Vaticano: due missive dirette al generale britannico Harold Alexander, comandante delle forze alleate in Italia, chiedendo il bombardamento di alcuni punti nevralgici di Roma, come l’acquedotto, «per infrangere l’ultima resistenza morale del popolo romano» nei confronti di fascisti e truppe tedesche. Materiale scottante, sottoposto a Guareschi da Enrico De Toma, nome che ritorna anche nella storia che riguarda il carteggio Benito Mussolini - Winston Churchill e che aveva prestato servizio come sottotenente della Guardia nazionale repubblicana ai tempi della Repubblica di Salò. Le lettere vennero riprodotte e agli inizi del febbraio ‘54 De Gasperi sporse querela. Istituito il processo, il 13 e il 14 aprile ebbero luogo la seconda e la terza udienza e il 15 giunse la condanna a dodici mesi di carcere per diffamazione. Nel frattempo l’abitazione milanese di Guareschi in via Righi era stata visitata due volte da alcuni topi di appartamento e nella seconda occasione, nel mese di marzo, gli venne rubata la macchina da scrivere dalla quale era nata la saga di Don Camillo e Peppone e furono ispezionate alcune cartellette contenenti i documenti legati alla vicenda del “Ta-pum”, ma le due lettere incriminate non poterono essere trovate, dal momento che le custodiva De Toma in Svizzera. L’autore parmigiano non ricorse in appello e De Gasperi commentò la sentenza dichiarando: «Sono stato in galera anch’io e ci può andare anche Guareschi».

Alberto Moravia, 1958

Alberto Moravia, 1958

€ 54,00

ALBERTO MORAVIA, 1958 (Agenzia Farabola). Fotografia stampata dal negativo originale, in bianco e nero, su carta glicée fineart Hahnemüle Baryta Satin 300 gr. Edizione limitata e numerata con certificato di autenticità. ROMA, 1958. Il grande Albrto Moravia s’è lasciato fotografare a casa sua, a Roma, un attico in via dell’Oca 27. Alle sue spalle la cupola della Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, in piazza del Popolo. Moravia ha oggi 50 anni e il suo ultimo romanzo è La Ciociara, risultato dell’esperienza della guerra e del periodo trascorso a Sant’Agata con i pastori, un libro iniziato più di dieci anni fa, nel 1947, ma abbandonato dopo 80 pagine perché riteneva di non avere, allora, abbastanza distanza di contemplazione dagli eventi che voleva narrare. Il libro sarà tradotto anche in Francia dall’editore Flammaron. Sposato con Elsa Morante, Moravia ha iniziato la sua carriera di scrittore pubblicando a sue spese Gli indifferenti perché nessun editore lo voleva. È stato definito il primo romanziere esistenzialista d’Europa da «Die Weltwoche» di Zurigo, ha girato mezzo mondo, dalla Cina al Messico, è considerato dalle riviste straniere lo scrittore contemporaneo più importante d’Italia, se gli chiedete un autografo vi dà un foglio dattiloscritto, gli piace la cicoria in brodo, non beve vino, non fuma, non usa turpiloquio, parla praticamente tutte le lingue parlate sulla faccia della terra, ha sposato una delle donne più affascinanti d’Italia (Elsa Morante, ndr), porta il berretto basco e camicie di colore, non gli piacciono i dolci, ha venduto La Romana a un regista americano, adotta e divulga le idee della moglie….  Moravia inoltre è violentissimo nella sua irrequietezza. Basta ricordarlo al Congresso Internazionale di Filosofia, quando a forza di gridare e di agitare l’ombrello, ha rischiato di farsi cacciar fuori dai carabinieri di servizio. E basta ricordare la storiella del tramviere. Si sa come funzionano gli autobus e i tram di Roma. Una volta Moravia prende la solita circolare e non so come si mette a litigare col tramviere. A un certo momento scende, e il tramviere gli grida dietro “Ignorante!”. Be’, si è visto Moravia correre dietro al tram, agitando l’ombrello, fino alla fermata successiva, e quando le porte si sono riaperte lo si è sentito gridare, tutto trafelato: “Ignorante sarà lei!” (dal ritratto che ne fece Fernanda Pivano nel 1947).

Salvador Dalì a Port Lligat, 1957

Salvador Dalì a Port Lligat, 1957

€ 54,00

SALVADOR DALì, 1957 (Adalberto Guarnerio/Agenzia Farabola). Fotografia stampata dal negativo originale, in bianco e nero, su carta glicée fineart Hahnemüle Baryta Satin 300 gr. Edizione limitata e numerata con certificato di autenticità. PORT LLIGAT (SPAGNA), NOVEMBRE 1957. L’artista Salvador Dalì (Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech), all’esterno della sua casa, mentre lancia una sedia. Port Lligat è un paesaggio aspro e desolato, dove il clima mediterraneo si incontra con il vento del Nord dando origine a quei cieli tersi e luminosi che tanto spesso si ritrovano nelle opere di Dalì e che sembrano rievocare la grande pittura di Piero della Francesca e di Vermeer, amatissimi da Dalì. «Portlligat – dice l’artista – è il luogo della realizzazione. È il posto perfetto per il mio lavoro. Tutto si somma perché sia così: il tempo scorre più lentamente e ogni ora ha una dimensione adeguata. Vi regna una tranquillità geologica: è un caso planetario unico». Il pittore spagnolo, 53 anni, si è stabilito qui nel 1930, in una piccola casa di pescatori acquistata da Lídia Noguer. Di fatto si trattava di una capanna dal tetto cadente. Per comprarla, Dalì utilizzò 20.000 franchi che il suo mecenate, il visconte di Noailles, decise di anticipargli in cambio di una tela (sarà poi La vecchiaia di Guglielmo Tell). Dalì ha trasformato negli anni la povera abitazione in una casa, la sua, che definisce «come una vera e propria struttura biologica».

Salvador Dalì, 1957

Salvador Dalì, 1957

€ 54,00

SALVADOR DALì, 1957 (Adalberto Guarnerio, Agenzia Farabola). Fotografia stampata dal negativo originale, in bianco e nero, su carta glicée fineart Hahnemüle Baryta Satin 300 gr. Edizione limitata e numerata con certificato di autenticità. PORT LLIGAT (SPAGNA), NOVEMBRE 1957. L’artista Salvador Dalì (Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech), all’esterno della sua casa. Port Lligat è un paesaggio aspro e desolato, dove il clima mediterraneo si incontra con il vento del Nord dando origine a quei cieli tersi e luminosi che tanto spesso si ritrovano nelle opere di Dalì e che sembrano rievocare la grande pittura di Piero della Francesca e di Vermeer, amatissimi da Dalì. «Portlligat – dice l’artista – è il luogo della realizzazione. È il posto perfetto per il mio lavoro. Tutto si somma perché sia così: il tempo scorre più lentamente e ogni ora ha una dimensione adeguata. Vi regna una tranquillità geologica: è un caso planetario unico». Il pittore spagnolo, 53 anni, si è stabilito qui nel 1930, in una piccola casa di pescatori acquistata da Lídia Noguer. Di fatto si trattava di una capanna dal tetto cadente. Per comprarla, Dalì utilizzò 20.000 franchi che il suo mecenate, il visconte di Noailles, decise di anticipargli in cambio di una tela (sarà poi La vecchiaia di Guglielmo Tell). Dalì ha trasformato negli anni la povera abitazione in una casa, la sua, che definisce «come una vera e propria struttura biologica».

Truman Capote, 1966

Truman Capote, 1966

€ 54,00

TRUMAN CAPOTE, 1966 (Agenzia Farabola) Fotografia stampata dal negativo originale, in bianco e nero, su carta glicée fineart Hahnemüle Baryta Satin 300 gr. Edizione limitata e numerata con certificato di autenticità. MILANO, 24 FEBBRAIO 1966. Lo scrittore Truman Capote (Truman Streckfus Persons) Capote ha da appena pubblicato “A sangue freddo” (In cold blood), il resoconto dettagliato del quadruplice omicidio della famiglia Clutter, uscito a puntate sul New York Times l’anno passato. La casa editrice Random House e lo stesso Capote lo hanno lanciato come il primo romanzo interamente basato su fatti realmente accaduti. Il libro – che narra il massacro di una famiglia in Kansas nel 1959, l’arresto e il processo dei due assassini – si è attirato molte critiche: è stato accusato di mancanza di oggettività, inutile ed eccessiva crudezza, scarsa pietà per le vittime e di una certa comprensione, invece, nei confronti degli assassini, o almeno di uno di loro. Nella prima intervista per il lancio, Truman Capote ha raccontato a George Plimpton del New York Times di essere sempre stato convinto della coincidenza tra arte e realtà: «La decisione si basava su una teoria che mi sono tenuto in testa da quando ho iniziato a scrivere professionalmente più di vent’anni fa. Mi sembrava che il giornalismo, il reportage, potesse essere forzato fino a produrre una importante nuova forma d’arte: il romanzo di non-fiction». Prima di In cold blood, in verità, erano stati scritti molti altri libri-inchiesta basati sulla realtà, perfino romanzi, alcuni di grande successo come la serie degli anni Venti Studies in murder di Edmund Pearson, ma nessuno prima di Capote aveva teorizzato in modo così chiaro la possibilità di ricavare dal racconto giornalistico una nuova forma d’arte.