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Musica

Adriano Celentano, 1960

Adriano Celentano, 1960

€ 59,00

ADRIANO CELENTANO, 1960 (Agenzia Farabola). Fotografia stampata dal negativo originale, in bianco e nero, su carta glicée fineart Hahnemüle Baryta Satin 300 gr. Edizione limitata e numerata con certificato di autenticità. MILANO, 1960. Adriano Celentano, 22 anni. Il cantante ha raggiunto il successo lo scorso anno con “Il tuo bacio è come un rock”, primo posto al Festival di Ancona. Nella prima settimana il disco ha venduto 300mila copie. Nato a Milano da una coppia di pugliesi emigrati al Nord per lavoro, Celentano è stato chiamato così in memoria di una sorella, Adriana, morta di leucemia quattro anni prima. Studente indisciplinato, ha abbandonato la scuola alla morte del padre, nel 1951, per cimentarsi in una serie di lavori manuali, fino a farsi assumere come aiutante da un orologiaio di via Correnti. Proprio in quella bottega è avvenuta la folgorazione, grazie a un disco americano portato da un amico: «Avevo la testa china sull’orologio, lui ha messo a volume alto, guarda caso si chiamava “L’orologio matto”, e sono rimasto folgorato. Ho smesso di girare il cacciavite, alla fine ho tolto la lente, ero senza parole. […] L’amico mi ha lasciato il disco, io ero come in trance, lo ascoltavo in continuazione, e ho sentito la necessità di impararlo a memoria e cantarlo, era come una malattia, una droga. […] Alla fine l’avevo imparata talmente bene che gli americani pensavano che sapessi l’inglese, invece non lo so neanche ora. Gli amici della via Gluck per prendermi in giro, una volta che eravamo in un posto che si chiamava la Filocantanti, dissero che c’era un amico che conosceva il rock’n’roll, praticamente mi hanno sbattuto sul palco. […] L’ho cantata dall’inizio alla fine. Da quel momento la mia vita è cambiata: prima dovevo fare fatica per ballare con le ragazze, poi vennero loro a chiedermi di ballare». Nel 1956 il debutto ufficiale, all’Ancora, insieme al suo primo gruppo, i Rock Boys. Poco dopo, il passaggio a un locale molto più noto, il Santa Tecla, e il 18 maggio 1957, al Palazzo di Ghiaccio, una memorabile esibizione con il brano “Ciao ti dirò” al I Festival del Rock and Roll e Dance Jazz, che gli procurò il primo contratto discografico e le prime stroncature.  

Giorgio Gaber, 1972

Giorgio Gaber, 1972

€ 54,00

GIORGIO GABER, 1972 (Agenzia Farabola). Fotografia stampata dal negativo originale, in bianco e nero, su carta glicée fineart Hahnemüle Baryta Satin 300 gr. Edizione limitata e numerata con certificato di autenticità. MILANO, 3 GENNAIO 1972. Giorgio Gaber (Giorgio Gaberscik) nella sua abitazione. Nato a Milano il 25 gennaio 1939. Cantante. Autore. Cresciuto in una famiglia appassionata di musica. Lui stesso cominciò prestissimo a suonare la chitarra e continuò malgrado fosse stato colpito dalla poliomielite con conseguenze nefaste sull’uso della mano sinistra, fino a trovarsi, poco più che diciottenne, a debuttare al leggendario Santa Tecla, accanto a straordinari emergenti di quell’epoca come Adriano Celentano e Enzo Jannacci, tutti accomunati da una vena di oltraggiosa follia. Era partito da canzoni normalissime. Il passaggio al professionismo fu rapidissimo e casuale. Con Mogol discusse a lungo sul nome d’arte (Johnny Nuvola oppure Rod Corda o al limite Joe Cavallo). Alla fine optarono per Gaber («cioè il mio vero cognome Gaberscik privato della desinenza»). «La canzone che incisi – ricordava – si chiamava "Ciao ti dirò" e la composi con Luigi Tenco, anche se per ragioni tecniche le nostre firme non risultano». Sfondò subito. In quegli anni appariva spesso in televisione (celebri un paio di duetti con Mina) e tentò anche la strada dei festival. Dalla fine degli anni Sessanta, in perfetta sintonia con quanto avveniva nel paese, aveva cominciato a radicalizzare il suo impegno. "Il signor G", del 1970 apre la seconda e più significativa fase della sua storia. Al signor G seguiranno tanti altri memorabili spettacoli, scritti insieme a Sandro Luporini, amico e collaboratore fedele per tutta una vita. Nel giro di pochi anni chiuse con tutta la fatua ufficialità del mondo dello spettacolo. Con la televisione soprattutto, dove non mise più piede. Nel 2001, dopo tanti anni di lontananza, era tornato a incidere un vero e proprio disco, non legato a uno spettacolo teatrale, che conteneva canzoni disilluse, profonde, amare, ma comunque intensissime, che oggi suonano come un dolente testamento. Morì a Montemagno (Firenze) il 1° gennaio 2003.

John Lennon, 1965

John Lennon, 1965

€ 54,00

JOHN LENNON, 1965 (Agenzia Farabola). Fotografia stampata dal negativo originale, in bianco e nero, su carta glicée fineart Hahnemüle Baryta Satin 300 gr. Edizione limitata e numerata con certificato di autenticità. MILANO, 24 GIUGNO 1965. John Lennon durante il concerto dei Beatles al Velodromo Vigorelli. I Beatles sono arrivati al Vigorelli a bordo di un camioncino rinforzato all’interno da stanghe di ferro massiccio. Due le esibizioni. La prima di pomeriggio, alle 17. Fa un gran caldo, intorno ai 37 gradi. Al primo concerto assistono 7 mila persone, 20 mila a quello delle 21. In tutto, novantasei minuti di esibizione. Costo dei biglietti: da 750 a 3.000 lire (un giornale costa 50 lire, un caffè 60, per comprare un lp ne occorrono 1.800). Incasso: 18 milioni nel pomeriggio più 40 la sera. E si comincia, ore 16.20. La prima parte dello spettacolo prevede la sfilata di orchestre e urlatori a ritmo incalzante. I Beatles aspettano in una stanza nei sotterranei del Vigorelli. Brindano con whisky puro, a quest’ora. È per vincere la sete, dicono. Forse sono preoccupati dato che è la prima volta che si presentano al pubblico italiano. Non sono preoccupati affatto, tranquillizzano loro. In effetti, se ne infischiano, è routine. Si divertono. D’altronde il contratto li vincola a esibirsi per un periodo molto limitato: da un minuto a quaranta minuti. Significa che se il pubblico non è di loro gradimento, dopo le prime note, hanno diritto di ritirarsi dal match e tanti saluti. A Milano, pomeriggio e sera, hanno tenuto il palcoscenico per il tempo massimo: un motivo di generale compiacimento.